Il mondo è più brutto per colpa di Facebook

Ma non è che tutto questo condividere sul faccia libro, sull’uccellino azzurro, sull’Istacoso ha, alla fine, rovinato la percezione soggettiva (e collettiva) che abbiamo del mondo che ci circonda? Il mezzo non c’entra nulla, anche se McLuhan avrebbe qualcosa da ridire. Diciamo che c’entra in parte. I socialcosi e gli smartphone hanno creato contenuti, diffuso opinioni e generato un riciclo delle informazioni che di fatto hanno messo a nudo un mondo e un’umanità che prima era per lo più nascosta e spesso inviolata. Nel bene, ma soprattutto nel male. Il male emerge e si radicalizza banalizzandosi.
Tutto è oggetto di discussione, di analisi a caldo, di sberleffo e di vanità. Tutto ciò che scatena odio, riprovazione, commiserazione e scandalo è ben venuto, è in primo piano, mentre prima era preda solo di mezze pagine dei giornali, di qualche magazine da parrucchiera e di chiacchiera da bar. Il mondo quindi diventa solo brutto, inospitale. Le persone diventano bersagli. Le loro parole e le loro azioni sono solo l’inizio di una chiacchiera improvvisata che diventa spesso uno scambio di battute ironiche o cocenti critiche e denunce.
Il mondo è brutto e raccontarlo spesso lo rende ancor più brutto e irrecuperabile. Il mondo bello è relegato alle foto di gattini o a citazioni di personaggi famosi che spesso comparivano solo sulla Settimana Enigmistica della zia o sulla Selezione dal Reader’s Digest della vicina di casa colta.

Forse è davvero un mondo più brutto e insopportabile perché ne parliamo troppo.
Forse.

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