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	<title>Axell&#039;s weblog</title>
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	<description>Un blog per menti pigre, molto pigre</description>
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		<title>30+10+1</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 07:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi di vita]]></category>
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		<description><![CDATA[E anche quest&#8217;anno è cambiato tutto. O almeno&#8230; È cambiato tanto. L&#8217;anno scorso festeggiavo i 30+10 con una grande delusione è molti punti di riferimento saltati e incontrollabili. Ora intorno a me è cambiato di nuovo tutto. Sono un lamentone pieno di ansie e di difetti &#8211; lo so e ne prendo atto &#8211; ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E anche quest&#8217;anno è cambiato tutto. O almeno&#8230; È cambiato tanto.</p>
<p>L&#8217;anno scorso festeggiavo i 30+10 con una grande delusione è molti punti di riferimento saltati e incontrollabili. Ora intorno a me è cambiato di nuovo tutto.</p>
<p>Sono un lamentone pieno di ansie e di difetti &#8211; lo so e ne prendo atto &#8211; ma se ho un pregio è quello di non arrendermi e di aver sempre voglia di circondarmi di gente in gamba e costruire, costruire, unire, inventare&#8230; fare.</p>
<p>I miei punti fermi.<br />
Una moglie fantastica, un bimbo che cresce e che ogni giorno da senso alla mia vita. Una famiglia splendida e tanti amici che non mi mollano mai.<br />
(Poi il Toro è ancora in serie A, mi piacerebbe che fosse una costante, ma invece è sempre una variabile)</p>
<p>Grazie a tutti per gli auguri, gli sms, le telefonate impreviste.<br />
Avanti, adagio, con semplicità e passo passetto.</p>
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		<title>Gli Italiani, brava gente</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 18:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/05/franca-rame.jpg" rel="lightbox[3208]"><img class="alignleft size-full wp-image-3209" alt="franca-rame" src="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/05/franca-rame.jpg" width="223" height="226" /></a>Agli Italiani piacciono gli eccessi, ma non gli piace dirlo. Degli eccessi ci lamentiamo, gli eccessi li subiamo, ma spesso siamo eccessivi senza saperlo o per semplice ignoranza.  Agli Italiani, che han la memoria corta, non piace però essere etichettati come brutta gente, priva di scrupoli e di etica. Per non parlare della morale, che è facile pulire la domenica mattina in una delle tante Chiese. Un reset che ha funzionato tanti anni e che ora è nel nostro DNA. &#8220;Io sono una brava persona, ho sbagliato, ma gli altri sono peggio di me&#8221;.</p>
<p>Agli Italiani non piace sapere che molti sono ancora fascisti, che altri lo sono stati e che molti lo sono e non lo vogliono dire, per vergogna e perché sanno che il giudizio dei simili è spesso una croce difficile da alienare. Gli Italiani non giudicano e se lo fanno dicono che tanto &#8220;c&#8217;é di peggio&#8221; e che in fondo qualche motivazione valida per commettere brutte cose da qualche parte alla fine la si trova sempre.</p>
<p>Gli Italiani non sono brava gente. Quando muore una bella persona come Franca Rame (con i suoi mille difetti) diventano difensori della morale di un Popolo buono e di una giustizia che dovrebbe esserci ma che non c&#8217;è mai.<br />
Il <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9796ff9a-3222-4045-839d-e1c05dcb6b73-tg2.html">servizio del Tg2</a> è una caduta di stile o poco più, forse un periodo con una punteggiatura fallace o forse un racconto che poteva permettersi qualche pausa in più. Fa effetto che sia proprio una giornalista donna a fare errori di questo tipo. Ma è così, e domani nessuno si ricorderà più nulla. Come sempre avviene dalle nostre parti.</p>
<p>Per un popolo come il nostro la memoria è qualcosa di pericoloso. I partigiani diventano senza colpo ferire &#8220;dei delinquenti&#8221;. I giudici diventano &#8220;dei faziosi&#8221; e le belle persone, quelle vere, dei &#8220;fanatici&#8221; o dei &#8220;visionari&#8221;, che fanno le cose con un secondo fine, come tutti. Peccato che spesso il &#8220;secondo fine&#8221; sia una cosa preziosa e rarissima come il &#8220;bene della nazione&#8221;.</p>
<p>Franca Rame forse pensava di migliorare il mondo, di migliorare tutti noi, sapendo che il lavoro è arduo e il rischio di insuccesso altissimo.<br />
Gli Italiani hanno fatto una scelta: non fare nessuna scelta. Scegliere porta a delle responsabilità e noi non e vogliamo. Franca questo probabilmente lo aveva capito, ma non si era mai data per vinta.</p>
<p>Se poi qualcuno porta avanti le responsabilità come una battaglia non solo personale, uscendo dal fiume collettivo dell&#8217;ipocrisia, diventa un personaggio sospetto e sicuramente pericoloso.<br />
Chi fa le cose giuste e si impegna è un pericolo perché ti mette di fronte alla tua incompletezza e alla tua incapacità. Questo è certo e, per alcuni versi, molto umano.<br />
Franca Rame è sempre stata pericolosa.</p>
<p>Donna, comunista e con il problema di essere pure bella, intelligente e intransigente.<br />
Difficile averci a che fare.</p>
<p>Grazie Franca per le tue battaglie. E scusa se non ne siamo stati degni.</p>
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		<title>Il Grande Torino</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 06:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi di vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Il video giornale dell&#8217;epoca. Addio Invincibili.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il video giornale dell&#8217;epoca.</p>
<p><a href="http://www.axellweb.com/il-grande-torino/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Addio Invincibili.</p>
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		<title>Il blog mi si è mangiato un post</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 12:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Politika]]></category>
		<category><![CDATA[1° maggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo scritto un post lunghissimo sulle &#8220;etichette della politica&#8221;, sul fatto che esistano ancora forti differenze tra destra e sinistra (e centro). Ho schiacciato &#8221;pubblica&#8221; e il post è stato mangiato da Wordpress. Forse è un segnale. Peccato perché era carino. Pace, buon 1° maggio a tutti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo scritto un post lunghissimo sulle &#8220;etichette della politica&#8221;, sul fatto che esistano ancora forti differenze tra destra e sinistra (e centro). Ho schiacciato &#8221;pubblica&#8221; e il post è stato mangiato da Wordpress.<br />
Forse è un segnale. Peccato perché era carino.</p>
<p>Pace, buon 1° maggio a tutti.</p>
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		<title>Il partito dei compromessi falliti</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 07:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse è così. Forse non si fonda un partito sui compromessi. Forse non si fonda solo sugli equilibri interni. Forse quando, qualche anno fa, siamo usciti dal Lingotto con le lacrime per la nascita del Partito Democratico, dopo anni e anni di travaglio sapevamo già &#8211; in cuor nostro &#8211; che non poteva funzionare. Tanta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/04/533886_10151414387276009_889445034_n.jpg" rel="lightbox[3194]"></a><a href="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/04/533886_10151414387276009_889445034_n1.jpg" rel="lightbox[3194]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3196" alt="Il popolo se ne va" src="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/04/533886_10151414387276009_889445034_n1.jpg" width="582" height="299" /></a>Forse è così. Forse non si fonda un partito sui compromessi.<br />
Forse non si fonda solo sugli equilibri interni.<br />
Forse quando, qualche anno fa, siamo usciti dal Lingotto con le lacrime per la nascita del Partito Democratico, dopo anni e anni di travaglio sapevamo già &#8211; in cuor nostro &#8211; che non poteva funzionare.</p>
<p style="text-align: left;">Tanta brava gente, tanti bei valori, tanta storia ma troppi compromessi.<br />
Troppe storie diverse e difficili da amalgamare sotto un unico stemma, con un modo di fare politica che già allora scricchiolava parecchio. Come giocare una partita di calcio con 4 portieri e 7 difensori. Anche vecchiotti.</p>
<p style="text-align: left;">Pessima comunicazione, pessima gestione dei &#8220;piani alti&#8221; e visione poco chiara delle cose contrapposta a una base di elettori e iscritti che non ha mai digerito le scelte dei vertici, considerate sempre troppo poco coraggiose a fronte di un impegno &#8220;territoriale&#8221; concreto, pulito e rispettato dalla gente.</p>
<p style="text-align: left;">Ora il PD è diventato quella scatola vuota che tutti temevamo.<br />
Bersani è una brava persona sicuramente, ma non è un leader, non è il fine stratega che serve a traghettare una forza politica così &#8220;pesante&#8221; sul fronte del &#8220;progressismo&#8221; più concreto.</p>
<p style="text-align: left;">Popolari e Diessini uniti hanno formato un grande Partito Conservatore. Pieno di anziani, pieno di idee dello scorso secolo. Lento e immobile.<br />
Fa un po&#8217; ridere, ma è proprio così.</p>
<p style="text-align: left;">Detto questo. Io rimango di sinistra. E se qualcuno mi dice che sinistra, destra e centro sono la stessa cosa gli tolgo il saluto.</p>
<p style="text-align: left;">Incrociamo le dita. Sono del Toro e di Sinistra, sono pronto a tutto.</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Noi siamo la a società civile</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 07:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politika]]></category>
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		<description><![CDATA[«Noi non abbiamo bisogno di parlare con la società civile, noi siamo la società civile» (Roberta Lombardi, Portavoce M5S alla Camera dei Deputati della Repubblica, 2013) Immenso Aldo Grasso nel suo articolo e povera Italia. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Noi non abbiamo bisogno di parlare con la società civile, noi siamo la società civile»</strong></p>
<p>(Roberta Lombardi, Portavoce M5S alla Camera dei Deputati della Repubblica, 2013)</p>
<p>Immenso <a title="Articolo Aldo grasso su Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_14/roberta-la-vertigine-del-potere-grasso_06ae3f22-a4ca-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml">Aldo Grasso</a> nel suo articolo e povera Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il giocattolaio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 20:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sto vivendo sensazioni particolari. Ho comprato un carro del Far West dei Playmobil a Lorenzo, perché era malato e un regalo nuovo aiuta sempre a esorcizzare il brutto momento, soprattutto perché le prospettive erano diverse: pensavamo di festeggiare la Pasqua al mare e anche lui un po&#8217; ci sperava. Il carro del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto vivendo sensazioni particolari. Ho comprato un carro del Far W<a href="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/04/playmobil.jpg" rel="lightbox[3182]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3183" alt="playmobil beatles" src="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/04/playmobil-150x121.jpg" width="150" height="121" /></a>est dei Playmobil a Lorenzo, perché era malato e un regalo nuovo aiuta sempre a esorcizzare il brutto momento, soprattutto perché le prospettive erano diverse: pensavamo di festeggiare la Pasqua al mare e anche lui un po&#8217; ci sperava.</p>
<p>Il carro del Far West ce l&#8217;avevo anche io, era più naïve e meno fighetto ma quello nuovo è riuscito lo stesso a farmi affiorare un sacco di ricordi di 35 anni fa circa. Ops! 35 anni fa&#8230;</p>
<p>Oggi i bambini hanno un rapporto completamente diverso con i loro giocattoli. Ne hanno generalmente molti di più e li ricevono anche al di fuori delle canoniche occasioni &#8220;da regalo&#8221;. Per noi bambini degli anni 70 i regali erano in arrivo solo a Natale e al compleanno, raramente alla Befana o all&#8217;onomastico (ma erano di portata minore, infinitamente minore). Generalmente c&#8217;era qualche speranza alla visita di qualche parente lontano o occasionale e in rare altre occasioni. I regali delle merendine o delle uova pasquali erano uno splendido tappabuchi e soprattutto per chi, come me, non viveva in mezzo all&#8217;oro, erano spesso un ripiego fondamentale e low cost per poter diversificare un pochetto rispetto alla routine quotidiana. Ci arrangiavamo un po&#8217; con quello che avevamo ed è anche per questo, credo, che impazzava molto di più il pongo o il DAS, perché ci permetteva di creare giochi che non avevamo e soprattutto che forse non avremmo mai potuto avere.</p>
<p><span id="more-3182"></span></p>
<p>Gli amici più benestanti (magari con entrambi i genitori con un lavoro) e con tanti parenti vicini potevano ambire a qualcosa di più. Io ero abbastanza fortunato, non mi posso lamentare, il miei genitori hanno sempre fatto di tutto per accontentarmi, ma hanno anche avuto la fortuna di avere un figlio con poche pretese e dall&#8217;innata capacità di giocare da solo con poco. Avevo l&#8217;incubo, in realtà, dei regali delle zie, generalmente assolutamente incompatibili con quello che volevo io e soprattutto assolutamente e drammaticamente inutilizzabili. Mi sono sempre chiesto dove li trovassero, anche perché dal mio giocattolaio di fiducia quei giochi proprio non li avevo mai visti. Siccome spesso me li portavano le zie di Milano io pensavo che a Milano i giocattoli fossero bruttissimi. E ancora lo penso un po&#8217;.</p>
<p>Mi ricordo un fake drammatico del Forte del Playmobil (evidentemente molto meno costoso) fatto in compensato e in altre materie tossiche. La cosa divertente è che, oltre a perdere pezzi qui e là con una certa facilità, era anche un fantastico agglomerato di schegge di legno che inesorabilmente mi si conficcavano ovunque. Io lo usavo comunque, quello c&#8217;era e con quello dovevo giocare.</p>
<p>Avevo tonnellate di Lego, questo sì, e anche un bel po&#8217; di Playmobil. Anche nella versione &#8220;fake&#8221; che costavano meno e che non avevano alcun senso (oltre a essere brutti). Per non copiare troppo dagli originali generalmente riproducevano generi un po&#8217; fuori logica per un bambino al di sotto dei 10 anni e non proprio esaltanti. Ricordo con ammirazione lo spazzino, il postino, il maestro, il pittore&#8230; Insomma, poca roba da guerra o da scontri armati, che all&#8217;epoca andavano per la maggiore. E ovviamente i regali di quel tipo, per ragioni meramente economiche, fioccavano.</p>
<p>Ma non tergiversiamo. All&#8217;epoca non c&#8217;erano tutti questi Playmobil, ora sono tantissimi, bellissimi e ricoprono qualsiasi mansione umana passata, presente e futura. Se non ci credete scrivete &#8220;Playmobil&#8221; su Google Images e buon divertimento. Sono veramente molto belli e curati, oltre che, ovviamente, carissimi.</p>
<p>Detto questo, nei gloriosi anni 70 non era evidentemente così. Ce n&#8217;erano pochi ed erano abbastanza rari. Le confezioni erano sempre più o meno quelle e visto che erano prettamente maschili (come ora del resto, con qualche variazione femminile) le opzioni erano veramente poche:  i cavalieri medievali, i romani, i soldati del Far West, i pompieri, i poliziotti, qualche sceriffo e qualche indiano. La cosa che assolutamente nessuno capiva era che io non volevo averli diversi, ma averne tanti dello stesso tipo. Tanti cowboys, tanti indiani, tanti soldati nordisti e così via. Cavalli, Saloon e magari il costosissimo e ambitissimo Fort Bravo (solo fratello Maurizio lo aveva e io lo odiavo molto per questo, amichevolmente, si intende).</p>
<p>E invece a ogni comparsa di qualche novità mi toccava subire la diversificazione, mai voluta e spesso rischiosa, come quando un Natale arrivò <a href="http://pictures2.todocoleccion.net/tc/2011/10/16/28911839.jpg" rel="lightbox[3182]">Playmobil astronauta</a> (francamente molto simile a un Abba o meglio a un Cugino di Campagna, ma si sa, eravamo nei gloriosi anni 70 e questo ci toccava). Poi arrivarono altri personaggi strani con altri edifici strani e io ovviamente, fortunello, li beccavo sempre.<br />
In zona c&#8217;era solo un giocattolaio. Quando ho avuto la libertà di tornare da scuola da solo facevo un&#8217;ampia deviazione e andavo in venerazione davanti alle sue vetrine, generalmente dense di cose di cartoleria, ma con qualche gioco gustoso in bella vista. Molto in bella vista.</p>
<p>L&#8217;altro giocattolaio, davanti alla scuola Duca D&#8217;Aosta, era troppo lontano, quello di via Domodossola era il nostro, quello di zona. La nostra delizia, il nostro luogo &#8220;proibito&#8221;. Il luogo tattico dove riuscire a portare qualche zio di passaggio o qualche nonna, roba rara, ma foriera di molte speranze. Il rischio era sempre che andassero da soli e tornassero con qualcosa di ignobile, di inutile. Magari persino costoso. Uno spreco intollerabile.</p>
<p>Le mamme mettevano da parte qualcosa per gli oggetti veramente ambiti. Loro sapevano, ci vedevano giocare, magari non capivano, ma sapevano perfettamente distinguere tra un soldato del V cavalleggeri e un poco attraente, ma esotico, cosacco con tanto di cappello di pelo in testa.</p>
<p>Dal giocattolaio si andava quasi in venerazione. Un piccolo tempio per noi bambini. Spesso anche solo guardare era un premio inatteso con la speranza che quello che stavamo guardando prima o poi sarebbe finito nelle nostre manine. Assolutamente non nelle manine dei nostri compagni di scuola o amici di gioco. Capitava, ma ci potevamo far poco, se non apparire scostanti e disinteressati dopo l&#8217;evidente invito (falso) a condividere questo o quel soldatino, questo o quell&#8217;edificio.</p>
<p>La speranza più diffusa era che il pacchetto ambito sparito dalla vetrina fosse stato messo da parte per noi per poi carambolare magicamente sotto un albero di Natale o durante una festa di compleanno. Una volta è successo, solo una, ed era il mitico carro del Far West. E intanto noi guardavamo e imparavamo a memoria le fattezze della scatola, la composizione interna, i disegni che raffiguravano l&#8217;ambito contenuto. Non potendo toccarli spesso si diffondevano leggende metropolitane sul &#8220;vero&#8221; contenuto. Una pistola in più, un cavallo bianco, un cannone che sparava &#8220;veramente&#8221; (è vero sparavano, ma i <a href="http://farm9.staticflickr.com/8252/8534337174_b77fc12cf3_n.jpg" rel="lightbox[3182]">colpi gialli sparivano tutti inghiottiti dalla casa</a>, nel giro di pochi minuti, un mistero)</p>
<p>Il giocattolaio prenotava i giochi, ti permetteva di pagarli poco alla volta, con un piccolo acconto e spesso ti aiutava un po&#8217;. &#8211; So che ad Andrea piacciono i cow boys, non i gendarmi ottomani &#8211; e le zie davanti a queste frasi colme di verità spesso retrocedevano dai loro intenti dannosi. Beato giocattolaio, quante volte m&#8217;ha salvato.</p>
<p>Quando ha chiuso, qualche anno fa, per raggiunti limiti di età del proprietario e per evidente invasione del mercato da parte dei centri commerciali, ci sono stato male. Ho smesso di passare di lì perché venivo assalito da un&#8217;immensa tristezza. Ora la stessa vetrina ospita annunci immobiliari e i giochi della GIG, i cavalieri, i soldati e i tanti Goldrake che l&#8217;avevano popolata non ci sono più. Sono rimasti nelle menti di poveri quarantenni malinconici come me.</p>
<p>Anche se tutto è cambiato, io penso che siano stati momenti belli. Bellissimi. E forse mio figlio non li potrà mai vivere e assaporare davvero. E&#8217; anche molto piccolo, ma credo che da lì lui non ci passerà. Il papà e la mamma i giochi li prendono quasi sempre su Amazon. Soprattutto il papà se li gusta prima e poi li mette nel carrello. Lo so, non è per niente la stessa cosa. Non lo è e non lo sarà mai e questo mi spiace e un po&#8217; mi rallegra allo stesso tempo (lui ha tantissimi giocattoli, anche quelli che non ho avuto io).<br />
Mi auguro però che mio figlio (se mai rileggerà queste mie parole tra qualche anno) sappia cosa era il fantastico mondo &#8211; povero &#8211; degli anni 70. Quando ci accontentavamo (anche perché non potevamo fare altrimenti) e quando le piccole cose ci sembravano immense e ricche solo perché erano nostre (e soprattutto non erano degli altri).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;uomo forte</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 09:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axell</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È endemico. È nella nostra natura di Italiani. Abbiamo bisogno dell&#8217;uomo forte. Il capopopolo. Quello che distrugge i nemici e prende in mano le sorti di un popolo un po&#8217; bellicoso e litigioso, ma molto pigro e indolente. Siamo abituati così. Gli arroganti piacciono, quelli che la sparano più grossa fanno faville, raccolgono il coro dei [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/03/gogna22.jpg" rel="lightbox[3177]"><br />
<img class="alignleft" alt="gogna" src="http://www.axellweb.com/wp-content/uploads/2013/03/gogna22-400x313.jpg" width="400" height="313" /></a>È endemico. È nella nostra natura di Italiani. Abbiamo bisogno dell&#8217;<strong>uomo forte</strong>. Il capopopolo. Quello che distrugge i nemici e prende in mano le sorti di un popolo un po&#8217; bellicoso e litigioso, ma molto pigro e indolente.</p>
<p>Siamo abituati così. Gli arroganti piacciono, quelli che la sparano più grossa fanno faville, raccolgono il coro dei &#8220;poco&#8221; pensanti, del borbottoni, di quelli che sanno tutto ma in sostanza non fanno nulla.<br />
È sempre stato così. Deriva dalla nostra storia, da come è nato il nostro Paese.<br />
Partiamo dai Romani (addirittura?). Qualche tempo fa lessi, non ricordo dove, che anche se eravamo il centro di uno dei più grandi Imperi della Storia, i &#8220;Romani&#8221; non sapevano assolutamente cosa succedeva nei territori conquistati e alla frontiere. Uno dei miti dell&#8217;Invasione Barbarica insegnata nei libri di storia è proprio che a un certo punto i Barbari fossero arrivati debellando eserciti imbelli che non avevano voglia di difendere i confini. In realtà i confini erano protetti da milizie locali al comando di patrizi locali, spesso neanche consapevoli della &#8220;politica&#8221; romana. Questa digressione per dire che, in realtà, poco al di là dei confini dell&#8217;area intorno a Roma il resto degli Italiani non si sentiva per niente Italiano e quando scoppiava qualche minimo moto di rivolta questo era sempre sedato dal patrizio romano insediato nel territorio, e magari dalla piccola guarnigione in grado di disperdere con il sangue l&#8217;abbozzo di rivolta. Nei libri di Storia ci hanno parlato di &#8220;Romani&#8221; e invece eravamo, anche solo nella penisola, una accozzaglia di tribù ben assoggettate e gestite con la mano rigida dei militari e con qualche buona innovazione, come le strade (per far muovere velocemente truppe e merci) e dalla posta, che non era certo destinata al popolo (non si spedivano molte cartoline all&#8217;epoca).<br />
Torino ne è un esempio. Non eravamo una città romana, ma un presidio armato molto molto definito e strutturato. Un enorme centro difensivo, che è rimasto simile a sé stesso per secoli e che in parte gli stessi Savoia, a distanza di secoli, hanno ristrutturato e poi ben organizzato sulla base del castrum romano.</p>
<p>Quindi identità nazionale nessuna. <strong>Non ve n&#8217;è traccia</strong>.<span id="more-3177"></span></p>
<p>Non parliamo poi dell&#8217;arrivo dei Barbari con tutte le loro tribù e usanze provenienti da mezzo mondo (almeno quello conosciuto all&#8217;epoca).<br />
Non parliamo poi dei Saraceni, degli invasori delle coste, dei pirati e via discorrendo. Ci siamo attrezzati con cittadine piene di mura e asserragliati dentro a tante torri anche nelle città più antiche, che erano diventati piccoli Stati. Il più forte aveva un minimo di esercito, molto denaro per corrompere, un buon contatto con la Chiesa&#8230; (che non si sa mai).</p>
<p>Ecco, la Chiesa. Averla in casa ha influito sicuramente, ma troppo tempo ci vorrebbe per trattare questa &#8220;variabile&#8221; territoriale e politica, che vive con le sua anomalie anche ai giorni nostri. Va da sé che anche i vescovi o i grandi prelati erano comunque signorotti feudali potenti e ben armati, non molto venerati dal popolo, ma comunque in grado di dominarlo, anche solo con la presenza di un convento ben organizzato ma feudale.</p>
<p>Poi viene il Rinascimento, l&#8217;Italia fatta di tanti Principati e qualche abbozzo di micro-nazione nella Nazione che ancora non c&#8217;è.<br />
Il doge veneziano che combatte come un dannato in mezzo Mediterraneo, portando avanti il mito della Serenissima, che tanto serenissima non è, è l&#8217;esempio emblematico di una nazione ben organizzata e civile (abbastanza) che si sente più &#8220;mediterranea&#8221; che &#8220;italiana&#8221;.<br />
Poi c&#8217;è tutta la schiera di Principi locali che invece di dar fastidio ai vicini con mire espansionistiche decide di prendersela quasi sempre con il popolo che ogni tanto si ribella, ma solo ogni tanto. Ho un vecchio Atlante storico De Agostini. Ogni tanto lo sfoglio e mi rendo conto che proprio in quel periodo mentre le altre nazioni nascono (Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo, la stessa Svizzera) noi siamo su una mappa l&#8217;equivalente del disegno della trama del vestito di Arlecchino (la maschera perfetta per noi e per il nostro popolo).</p>
<p>Andiamo avanti e con l&#8217;arrivo di uno che non si sentiva manco italiano, il Principe di Savoia, che parla francese e cerca disperatamente di prendersi terreni al di là della piccola e francofona Savoia. Anche lui generalmente non fa molto per farsi amare. Il popolo lo segue perché se no finirebbe quasi sempre al patibolo, che nel frattempo è diventato la democratica &#8220;ghigliottina&#8221; francese. Il Piemonte stesso di quell&#8217;epoca è ancora un melting pot di territori gestiti da Conti, Marchesi, Visconti e qualche alto prelato.</p>
<p>Di Nazione proprio non se ne parla. Gli Italiani nei loro &#8220;Principati&#8221; sono toscani, veneti, papalini, borboni e non si sentono molto Italiani. Qualcuno si ribella e viene passato per le armi. Altri emigrano (iniziano), ma sanno sempre che tanto lo Stato Feudale è ancora un modello assolutamente vigente. Il Signore forte comanda e se non è un Principe è un Vescovo e se non è neanche quello è un Vicerè spagnolo che non perde certo molto tempo con la ricerca dell&#8217;identità di popolo e di nazione, anzi&#8230;</p>
<p>Qualcuno dice che sia proprio così che, ad inizio del 1800, dopo il banditismo, nel regno Borbonico si consolida il potere della Mafia&#8230; In assenza del potere dei viceré spagnoli e in attesa dei bastoni e delle spade dei Piemontesi la Mafia è un &#8220;secondo potere&#8221; che diventa primo in poco tempo. Il capo mafia è un piccolo Re che comanda e viene rispettato. Il &#8220;don&#8221; di origine spagnola, che noi conosciamo bene, ma solo perché lo abbiamo visto in Zorro qualche volta fare un po&#8217; il gradasso.</p>
<p>Gli Italiani (liguri, piemontesi, lombardi, toscani, ecc. sarebbe meglio dire) si sono spesso ribellati. Ma alla fine il bastone li ha tenuti dentro alle loro mura. Magari con qualche Palio da correre in modo da sfogare le loro indole guerresche.</p>
<p>Poi arriviamo ai Savoia che conquistano un Paese separato (che non è mai stato unito), ma controvoglia. E questo lo sappiamo tutti. Garibaldi ha fatto operazioni un po&#8217; sgradite, poco previste e non proprio in linea con i desiderata dei poco lungimiranti e poco Italiani Savoia. Nasce uno Stato che coeso non è e dove vige il mito del più forte. Il Signorotto locale magari si chiama Prefetto, magari si chiama Conte o magari è ancora il Vescovo ma è sempre lì a ricordare a tutti che tanto il potere non è nella mani del Popolo. Il Popolo a questo punto secondo me ha persino deciso che non aveva nessuna voglia di essere &#8220;Popolo&#8221;. Tanto finiva sempre molto male. Meglio farsi i fatti propri e iniziare a delegare al &#8220;grande uomo&#8221; che tanto faceva comunque quello che voleva.</p>
<p>Meglio lasciar fare. I Mille di Garibaldi, in fondo, in Sicilia e da altre parti, sono stati visti come delinquenti invasori. No?<br />
Garibaldi stesso era considerato un &#8220;terrorista&#8221;. E forse un po&#8217; lo era anche.</p>
<p>Poi veniamo ai giorni nostri passando dal Fascismo, l&#8217;apoteosi di tutti i poteri forti che partono da un Popolo che chiede di essere governato da un &#8220;condottiero&#8221; in cui ormai si identificano. Le atrocità non le vedono neanche, tanto le hanno sempre viste. Sbottano un pochetto per l&#8217;entrata in guerra e iniziano a storcere il naso per le leggi razziali, ma nel loro DNA il potere forte è sempre sostituibile. Via uno dentro un altro. La democrazia è un concetto troppo naive e impegnativo, anche quando si può decidere votando.</p>
<p>Il resto lo sapete tutti.<br />
Qui siamo sempre alla ricerca di quello che sappia urlare più forte e decidere cosa è meglio per noi, onde poi criticarlo (lui, non noi, sia mai!) e sostituirlo con un altro. Quando uno è troppo democratico e poco arrogante non ha le palle e non può essere scelto alla guida del &#8220;popolo&#8221; italiano. Siamo così, secondo me si può far poco. Felici della nostra ignoranza, che ci protegge e ci consola, e che in fondo ci dona qualcosa che solo noi possiamo vantare, la possibilità di lamentarsi dei danni che noi stessi creiamo.</p>
<p>Ma sempre senza colpa.<br />
Forza Italia, bandiere che sventolano, tutti uniti solo se gioca la Nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>30.000 battute di intelligenza politica</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 06:37:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prendetevi il tempo per leggere questo post. Un&#8217;analisi così della attuale situazione politica italiana non la leggerete da nessuna altra parte (sicuramente non sui media tradizionali). Buona lettura .]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Prendetevi il tempo per leggere questo post.<br />
Un&#8217;analisi così della attuale situazione politica italiana non la leggerete da nessuna altra parte (sicuramente non sui media tradizionali).</p>
<p><a href="http://www.quitthedoner.com/?p=1452">Buona lettura</a><br />
.</p>
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		<title>Cannavaro e la Città della Scienza</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 07:37:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non posso non diffondere questa bella notizia. In un momento come questo abbiamo bisogno di buone notizie e di begli esempi. L&#8217;ultima partita di Cannavaro sarà realizzata a Napoli a Maggio per dare un contributo alla ricostruzione della Città della Scienza. Qui trovate la notizia. A me il primo commento: &#8220;bravo!&#8221;. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non posso non diffondere questa bella notizia.<br />
In un momento come questo abbiamo bisogno di buone notizie e di begli esempi.</p>
<p>L&#8217;ultima partita di Cannavaro sarà realizzata a Napoli a Maggio per dare un contributo alla ricostruzione della Città della Scienza.<br />
<a href="http://www.buonenotizie.it/misc/sport-e-motori/2013/03/15/cannavaro-lultima-partita-per-la-citta-della-scienza/">Qui trovate la notizia</a>.<br />
A me il primo commento: &#8220;bravo!&#8221;.</p>
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