Cul-de-Sac

“Siamo finiti in un cul-de-sac”.
Lo sento ripetere molto spesso ultimamente. E ormai me lo dico anche da solo.
“Sono finito in un cul-de-sac”.

Ma di preciso cosa cacchio è?
Allora ho fatto il bravo e mi sono aperto Wikipedia, scoprendo che i “cul-de-sac” o “dead-end” (in inglese) sono oggi considerati banalmente “vie senza uscita” (nel senso letterario del termine): piccole strade che finiscono davanti a case o palazzi pubblici con una piccola rotonda per l’inversione di marcia.

In realtà sembra che l’origine sia dovuta all’uso in alcune città egiziane (molti secoli prima di Cristo) di far finire le strade in un vicolo cieco a scopo difensivo. Il nemico percorreva la strada angusta e tortuosa (magari in salita) e si ritrovava in una piazzetta senza via d’uscita. Un cul-de-sac appunto. Che poi non so come si dicesse in egiziano, ma tant’è.

Lì i difensori si divertivano a sterminare gli attaccanti con un lancio di oggetti quali pietre, lance, frecce e probabilmente anche un po’ di pece bollente (che non fa mai male).

Ecco.
Almeno ora sappiamo cosa è.
Ed è un periodo da “cul-de-sac” questo. Ma poi passa.
Basta comprare un buon elmetto.

 

 

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