Umberto Eco dixit

(Umberto Eco, ieri, durante la proclamazione all’Università di Torino della sua Laurea Honoris Causa)

«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno»

Come non essere d’accordo?
Ma mi sembra che l’antidoto sia peggio del male o sia solo un placebo.

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Le vere sconfitte dell’umanità

poverta_mani-400x300È una “sconfitta dell’umanità” che ci siano religioni che fanno la guerra all’uomo. È una sconfitta che ci siano persone che al mondo muoiano per malattie curabili con un farmaco da supermercato (in occidente). È una sconfitta che ci siano “alti prelati” che girano in limousine blindate e si costruiscono attici da 800 metri quadrati in Vaticano. È una sconfitta che la pedofilia sia considerata un “errore” e non un delitto punibile con 30 anni di carcere. È una sconfitta pensare che ci siano molte persone che rovistano nei cassonetti perché non hanno da mangiare. 

Se due persone dello stesso sesso vogliono stare insieme e sposarsi, fare sesso, comprarsi una casa e fare un mutuo, adottare bimbi ecc. ecc. non è una sconfitta per nessuno, è un segno di civiltà e di amore, considerato che in alcune parti del mondo (anche vicine a noi) l’omosessualità è punita con il carcere duro, le medicine per malati di mente e addirittura con la morte.
L’amore non si combatte. L’amore va protetto.

(postilla: Le “sentinelle” con in mano la bibbia sono l’emblema dell’inciviltà di un popolo)

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Quando i blogger (torinesi) si ritrovano

Molto di noi aggiornano il blog ormai una volta al mese, se va bene.
Molti di noi (tutti) sono sui social cosi e ormai non li recuperiamo più. Molti ancora si dedicano ad altro e non hanno più tempo per i raduni digital-goliardici (sempre più rari). Mi piace pensare che quelli che ieri sera si sono incontrati a Torino per la storica “blogkrikka” sabauda (nata intorno al 2004) fossero amici animati da tanta voglia di stare “tra amici”. Infatti, a differenza di un tempo, di blog e digital cose non si è parlato per niente. Bello. Da ripetere.


Foto by La Rejna.

Grazie a Pietro Izzo per la decisione di fare una cena a tutti i costi.
Grazie a Arsenio, La Rejna, Marcella, Samu, Michela, Abel, Andrea Richetta, Fabio Malagnino, Enrico & Gaia e alla piccola bellissima Alice per la partecipazione.

 

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Il derby delle Mole. Vince il Toro dopo 20 anni…

derby toro-juve

Il Toro non vinceva da vent’anni. Ho fatto fatica a ricordarmi quella partita.
Gioia. Dopo tanti derby persi per un soffio, per sfiga o per manifesta inferiorità (senza nulla togliere agli arbitri che non sono mai stati molto granata negli ultimi anni).
Abbiamo una squadra di calcio che gioca bene, con giocatori non strapagati e che vivono bene la magia della maglia che indossano. Il Toro negli ultimi 4 anni è tornato a fare bel calcio, a divertire, raggiungendo traguardi insperati.
Il calcio è un bello sport e lo hanno dimostrato anche i giocatori ieri in campo, con sorrisi e abbracci, senza falli estremi e senza esagerare.

Poi ci sono dei delinquenti che i giornalisti si ostinano a chiamare “tifosi”.
Il bel gesto sportivo del Toro viene surclassato da un vetro rotto e da una decina di tifosi in ospedale.
Questo con lo sport non c’entra nulla.
Poi ditemi perché io allo stadio non riesco mai a entrare con il tappo della bottiglietta dell’acqua mentre (a quanto pare) è semplice portare dentro una bomba. Chiediamocelo.

A Torino come in altre città.

Forza Toro.
W lo sport.

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“Catena” management ™

catenaSe una mattina qualunque arrivi in ufficio e dopo un buon caffè e una sigaretta ti accorgi che qualcosa non funziona a dovere inizia a pensare che (forse) sei tu il problema e non gli altri. Questo è il primo step. Inalienabile.
Se invece tu ritieni di aver fatto bene il tuo pezzo e che gli altri (forse) non abbiamo fatto bene il loro, non è solo un problema degli “altri”, ma è un problema di tutti. Ed è anche un problema TUO. Non puoi girarti dall’altra parte e fischiettare l’ultima canzone di Jovanotti.
Lavora sull’organizzazione, sui ruoli, sulle regole e solo DOPO, se hai capito che sono a posto, che funzionano, che sono in “bolla”, puoi pensare che ci siano anelli deboli nella catena.
La catena è il punto.
A cosa serve? E’ solida? È sufficiente, è resistente? Se è una catena che lega e basta forse non va bene. Se è una struttura (quasi) perfetta in cui tutti gli anelli (anche diversi tra di loro, di diversi colori, di diversi materiali) reggono il carico e sorreggono il lavoro di tutti allora sì. La catena può anche non esser sempre tesa (ci mancherebbe), gli anelli possono dondolare felici, ma devono sapere che se tutti tirano anche loro tirano e fanno la loro parte. Ma lo devono sapere.

 

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La magia.

Nessuna magia, non riesco più a farne. Da un po’ di mesi ormai…
Forse perché nessuno me le chiede più… O forse perché ho esaurito un po’ le mie energie. I miei super poteri.
Passo spesso da profondi stati di ebrezza e gioia a profondi stati di frustrazione e incazzatura. Sono diventato un po’ instabile.
Eppure sono settimane che non tocco un dito di criptonite.
Ho sempre chiesto molto a me stesso, ho sempre dato forse più di quello che avrei potuto o dovuto dare.
Il mio fisico ne ha risentito.
La mia mente pure.
Questo è uno di quei momenti in cui conviene fermarsi, pensare, ricaricare le energie e trovare nuovi equilibri, sapendo che senza magie (io) non posso andare avanti. È un gioco che faccio con me stesso, è una prova per dimostrare che posso sempre superare dei limiti, con coraggio e abnegazione, per andare oltre il tempo, per superare quell’handicap che la natura mi ha regalato e che a volte diventa un ostacolo davvero difficile da alienare. Ci convivo da quando avevo 16 anni. Mi ha bloccato, limitato, danneggiato, ma alla fine (per ora) ho sempre vinto io.
Ma non è solo questo, non è solo il mio “limite biologico” (che spesso è anche fonte di dileggio), è che le battaglie lasciano ferite profonde e anche chi ha la pellaccia dura come la mia fa fatica a rialzarsi. Ho tutto il costume da super eroe spiegazzato e tagliuzzato. Ci vogliono delle toppe. Meno male che sono figlio di mamma sarta, qualche rammendo lo so fare anche io.

Sorrido.
Ho sempre pensato che sia l’arma migliore.
Insieme alla passione, alla curiosità e all’intelligenza, di cui certo non difetto.
Sorrido e penso.

Ma ho bisogno della magia. Disperatamente.
La troverò di nuovo, di questo son sicuro. Intanto osservo e penso.
Riposo, rifiato e rammendo.

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