È qui, ma anche su Medium, su Facebook, su Twitter…

Ieri sera ci siamo visti per la cena di autunno dei blogger di Torino (una parte molto piccola di essi, e direi quasi un gruppo di sopravvissuti). Con grande piacere abbiamo di nuovo pasteggiato insieme alla folta delegazione di Beinette (Famiglia “Silva”),
A un certo punto la dolce Gaia (@gaiagiordani) esordisce dicendo a tutti: “Ma perché non entrate in Medium, è un po’ come Splinder degli esordi, dai!”. In realtà io su Medium c’ero già da un bel po’, ma l’account era abbandonato.
Io penso tra me e me: “un altro posto dove scrivere? Giammai!”. E così seraficamente scopro che WordPress è connesso con Medium tramite plug-in. Ed ecco che questo post, magicamente, forse, comparirà sia qui sia e forse anche di e di qua.
Ovunque insomma. Così Gaia è contenta. Forse.

Mette un po’ di ansia ‘sta cosa eh?

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Comprare la cicoria alle 3 di notte…

Parte 1 – tutta la notte… 

Ieri hanno riaperto il Carrefour sotto casa. Quello di corso Rosselli, a Torino. Ora è molto stiloso, moderno, elegante… Non che prima fosse brutto, anzi. È anche piuttosto recente come costruzione: è stato realizzato nella ex fabbrica Materferr. Ma c’è un “ma”. Ora è aperto 7 giorni su 7 e per 24 ore. E dove sta la novità? Molti supermercati di quella catena da po’ di tempo sono aperti sempre, anche di notte.
Ora io non metto in dubbio che tutto questo possa creare nuovi posti di lavoro, ci mancherebbe. Anche se mi piacerebbe capire quanti posti di lavoro stanno creando davvero. Vorrei sapere il numero esatto che non trovo da nessuna parte.
Io non metto neanche in dubbio che ci siano persone che hanno un incontenibile bisogno di fare la spesa alle 3 di mattina. Ma la cosa che più mi spiazza è che a distanza di poche centinaia di metri (via Tripoli) ce n’è già uno che fa questo tipo di orari e che intorno a noi a pochi km ce ne sono altri che hanno la stessa impostazione.
Per un motivo legato a un’emergenza quest’inverno sono stato in quello di Corso Monte Cucco alle 4 di mattina. Era vuoto. A parte una signora che inspiegabilmente aveva un carrello carico di asparagi e carta igienica.
Detto questo… Ma c’è davvero bisogno di avere tutti questi cosi aperti di notte? Ha un senso?
La cosa buffa è che guardando in rete si trovano dichiarazioni di Carrefour, e non solo, che parlano di apertura notturna non solo dei market medio-piccoli, ma anche dei centri commerciali.

Io una risposta a questa cosa non ce l’ho. A Torino la sperimentazione era partita già nel 2014 e a Milano pure prima, nel 2012. Vuol dire che i dati sono confortanti? Che c’è una massa di zombie insonni che vogliono comprare la cicoria alle 2 di notte? O l’helianthus tuberosus per la bagna cauda alle 5 di mattina?

Parte 2 – m’han mischiato il market… 

Sempre il succitato punto vendita, stiloso e elegante segue presumibilmente le indicazioni di qualche spregiudicato e astutissimo retail designer (si chiamano così?): le corsie sono quasi sparite. Ora ci sono le isole “del gusto”. L’isola del pane, quella della frutta, quella delle merendine, quella del cibo per cani e via discorrendo. Le corsie sono sparite, ma in compenso abbiamo guadagnato due giapponesi (che forse sono filippini) che fanno cibo giapponese in real time a anche pizze, 24 ore su 24. Wow.
In compenso ieri ho girato circa 15 minuti per trovare i fazzoletti di carta, per poi scoprire che erano di fianco alle pile e alle scope. Mmm…
Molti signori anziani si sono incatenati alle uscite e stanno urlando da ore che non riescono più a trovare il sugo e il pane. Gentili addetti Carrefour li stanno confortando con carezze e sorrisi. Hanno anche una maglietta con su scritto “Hai bisogno di una mano?” (non scherzo).

Parte 3 – no flying zone
Hanno aggiunto un reparto giocattoli.
Siamo fottuti.

Parte 4 – no tech no party
Sono quasi spariti i già pochi gadget tecnologici.
Tristezza.

Parte 5 – vegani che svengono
C’è il macellaio vero ora. E taglia in real time delle fiorentine da paura.
Gioia.

 

 

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Lewandowski. Un uomo solo contro la Legge dei Grandi Numeri.

Tra decine di anni parleranno ancora di lui e del suo record. È nato il mito di Lewandowski.
Scienziati, Sportivi, Filosofi, Comici e Storici. Tutti parleranno di lui.
Cogliamo l’attimo e pubblichiamo un’impresa che rimarrà nella storia.
Il post in allegato poi è una chicca da conservare nel tempo.

Ecco i 5 goal in 9 minuti realizzati ieri, 22 settembre 2015 (contro la squadra della Volkswagen … un paradosso nel paradosso)

Leggi anche: Voglio una vita Lewandwski.

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Quando si tornava dalle vacanze

vacanze anni 60Quando eravamo ragazzini e tornavamo dalle ferie era tutto un po’ speciale.
Si faceva un po’ fatica a tornare alle vecchie abitudini. Magari i compiti delle vacanze erano ancora lì sul tavolo da iniziare. Magari aver passato quasi un mese tra parenti, mare e amici “del mare” poteva rendere decisamente traumatico tornare a casa, specialmente se durante le vacanze era scoppiato qualche piccolo grande amore.
Ma c’era anche la frenesia di raccontare cosa era successo agli amici del cuore, quelli che vedevi tutti i giorni, compresi i week end.
Nuovi amori, qualche esperienza sportiva, qualche viaggetto extra da raccontare, una maglietta nuova comprata al mare e via così.
C’era frenesia, almeno nel periodo delle medie o giù di lì, quando tutto è eccitazione, libertà e svago.
Il ritorno era quasi sempre uguale. Io andavo sempre in Veneto e i miei amici quasi sempre in meridione da parenti, a parte qualche rara eccezione.

Ma il 2 Settembre riapriva la FIAT e quindi i giorni prima erano destinati a grandi ritrovi, magari sotto casa, magari al parco o semplicemente nell’androne di qualche condominio, al fresco. Grandi racconti, molta fantasia, qualche balla (molte balle).
Uno sguardo di una fanciulla era diventato un bacio.
Una vittoria a beach volley era diventata una medaglia d’oro alle Olimpiadi.

E poi c’erano loro: le ragazze.
Un universo parallelo.
C’era molta ansia sul loro ritorno. Come erano cambiate durante le ferie? Erano cresciute? Erano abbronzate? Avevamo avuto amori al mare o in montagna? Immagini di bagnini sudaticci avvinghiati alla tua amica del cuore.
Molta ansia, che però svaniva dopo pochi giorni, quando uno si rendeva conto che – sì erano cresciute- , molto più di noi e che un mese di separazione per loro equivaleva quasi a 6 mesi di crescita extra.
Noi a parlare di calciomercato e loro ormai lanciatissime a parlare di ben altro.
Però che bello.
Che bello, che bello.

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È così difficile amare?

È così difficile amare? È così difficile cercare di rendere felici se stessi e allo stesso tempo anche gli altri? È impossibile sorridere per strada a uno sconosciuto? Stringere la mano a una persona in difficoltà? Non è facile amare, perché ci da la sensazione di perdere un pezzo di noi stessi. È il nostro egoismo che ci blocca e non ci rendiamo conto che donare se stessi significa invece vivere davvero.
Cosa cazzo siamo noi senza gli altri? La risposta è semplice: nulla. Sarebbe bello ricordarselo ogni tanto.
(Ok, la smetto e rimetto in frigo il San Simone)

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