I “non giorni”

calendario

Ho sempre pensato che esistano dei “non giorni” (così come dei “non luoghi” ma non li dico perché i “non abitanti” si offendono subito a morte)… Per chi non fa ferie serie il 30 e il 31 di dicembre sono “non giorni” per antonomasia. Il mondo (quello che non è in vacanza sulle nevi o al mare) è fermo, si fa fatica a fare qualsiasi cosa (io per intenderci gli esami del sangue stamattina) e la frase di rito è “ne parliamo dopo la Befana”. Quindi anche i giorni prima dell’Epifania entrano in classifica, ma al secondo posto. Al terzo metterei i giorni a ridosso di Ferragosto, un po’ prima e un po’ dopo. I “non giorni” sono da passare con “leggerezza” senza tanti programmi e cercando di andare su Amazon il meno possibile, se no sono guai seri.

Ne approfitto per augurare a tutti un felice 2014. Per me il 2013 (almeno sul blog) si chiude qui.
Auguri a tutti.

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New words 2013…

A fine anno bisogna farparolee un po’ un bilancio dei termini che più ci hanno accompagnato day by day.
Ecco una mia personale classifica, in ordine di comparizione.

  1. Ruzzle
  2. Candy Crash Saga
  3. Selfie
  4. Twerking
  5. Bitstrips

Se non sapete cosa sono, o non avete una vita digitale sana oppure siete delle persone sane.
Vedete un po’ voi.
Solo uno di questi è stato inserito nel Oxford Dictionaries Online, indovinate quale?

Per i media internazionali invece la parola dell’anno è il neologismo: “disrupter“.
Noi italiani ci dobbiamo accontentare, ahimè, di “forcone”.

Più che un neologismo un ritorno dal passato (e parlo del medioevo).

 

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2013 in scadenza…

Un 2013 così così.
Professionalmente parlando è stato una sfida, di quelle che uno ci mette l’anima e anche qualcosa di più. Un punto di arrivo costellato di troppe difficoltà e variabili che alla fine è diventato un punto di partenza. Per il mio carattere che non sopporta l’improvvisazione e le mezze misure è stata una prova di forza che alla fine mi ha portato verso mesi orribili di cui spero non rimarrà traccia (ma ne dubito). Si impara da tutto, è vero, anche dalle cose negative. Mi rialzo un po’ malconcio e reinvesto su me stesso sapendo che il mondo intorno a me non lo posso controllare e che alla fine da qualche parte bisogna pure cedere.

Nella giostra si sale e si scende.
Ci si diverte quando si gira, si è un po’ tristi quando si scende.
Un altro giro, un’altra giostra.

Ed è bello vedere che ci sono tante altre giostre e che alla fine questo grande parco giochi che è la vita non si ferma mai.

Un 2013 dal punto di vista personale avaro di novità, ma vissuto con la consapevolezza di essere fortunato perché sono circondato da persone belle e vere, sincere e preziose.
Un buon proposito è dare di più a loro e cercare di dare più valore ai momenti intimi e familiari e molto meno a quelli che non lo sono.

Auguri di cuore ai lettori affezionati di questo piccolo blog che tra qualche mese compie la veneranda età di 10 anni. Quasi un adolescente. Ahi…

(Auguri di cuore)

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Il mondo è più brutto per colpa di Facebook

Ma non è che tutto questo condividere sul faccia libro, sull’uccellino azzurro, sull’Istacoso ha, alla fine, rovinato la percezione soggettiva (e collettiva) che abbiamo del mondo che ci circonda? Il mezzo non c’entra nulla, anche se McLuhan avrebbe qualcosa da ridire. Diciamo che c’entra in parte. I socialcosi e gli smartphone hanno creato contenuti, diffuso opinioni e generato un riciclo delle informazioni che di fatto hanno messo a nudo un mondo e un’umanità che prima era per lo più nascosta e spesso inviolata. Nel bene, ma soprattutto nel male. Il male emerge e si radicalizza banalizzandosi.
Tutto è oggetto di discussione, di analisi a caldo, di sberleffo e di vanità. Tutto ciò che scatena odio, riprovazione, commiserazione e scandalo è ben venuto, è in primo piano, mentre prima era preda solo di mezze pagine dei giornali, di qualche magazine da parrucchiera e di chiacchiera da bar. Il mondo quindi diventa solo brutto, inospitale. Le persone diventano bersagli. Le loro parole e le loro azioni sono solo l’inizio di una chiacchiera improvvisata che diventa spesso uno scambio di battute ironiche o cocenti critiche e denunce.
Il mondo è brutto e raccontarlo spesso lo rende ancor più brutto e irrecuperabile. Il mondo bello è relegato alle foto di gattini o a citazioni di personaggi famosi che spesso comparivano solo sulla Settimana Enigmistica della zia o sulla Selezione dal Reader’s Digest della vicina di casa colta.

Forse è davvero un mondo più brutto e insopportabile perché ne parliamo troppo.
Forse.

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Torino ostaggio dei “forconi”

Torino,Protesta dei Forconi - La PresseLa città in alcuni punti è da due giorni deserta, i negozianti che non collaborano sono terrorizzati da bande inquietanti di giovani incappucciati. Un’organizzazione quasi para-militare che qualcuno mi dovrebbe spiegare cosa c’entra con “c’è gente onesta che sta solo protestando in modo pacifico”.
Intanto le strade si svuotano, i rifornimenti non arrivano e le saracinesche si abbassano al passaggio delle ronde che cantano l’inno d’Italia e ogni tanto si lasciano sfuggire un “Boia chi molla” e un braccio alzato al cielo come per salutare un amico lontano, ma molto lontano.
Domani un altro quartiere di Torino sotto “manifestazione pacifica”. Oggi zona Cenisia e Barriera di Milano domani zona Parella, San Donato e Campidoglio. Il passaparola tra negozianti e cittadini c’è già stato e tutti sono in allarme. In tutti i casi sempre le stesse scene: forze dell’ordine che tollerano (e non possono fare altro), bande di 5 o 6 ragazzotti che fanno il giro dei negozi entrano, minacciano e escono e se qualcuno dice qualcosa partono spintoni o danneggiamenti all’allestimento del punto vendita.
Dietro a tutto questo c’è una regia. Dietro a tutto questo c’è molto di più di “gente che manifesta pacificamente” perché è stufa della situazione.
E’ una cosa grave, bieca e contraria a ogni forma civile di manifestazione. Non è una protesta, è qualcos’altro e la manovalanza utilizzata è pericolosa e non mette di certo allegria.
Non confondiamo uno sciopero (anche violento) con questa roba, non facciamo questa leggerezza, perché qui è in ballo la possibilità di destabilizzare un territorio senza essere in nessun modo ostacolati. Le forze dell’Ordine (con casco o meno) possono fare poco contro migliaia di “soldati” ben addestrati per diffondere paura e insicurezza. Contro ragazzini che dichiarano fieri di aver abbandonato la scuola perché tanto non serve e nulla e perché tanto non c’è lavoro.
Hanno poco da perdere e sono carne buona per questo tipo di strategia.
Sì perché di strategia di tratta a forse anche delle prove generali di un disegno più ampio. E poi perché Torino? Città simbolo e laboratorio, tutto nasce qui e poi dilaga. Speriamo che questo non sia l’ennesimo caso, ma gli indizi ci sono.

Stiamo provando strane sensazioni perché pensavamo che non potesse accadere e invece non abbiamo gli anticorpi contro questo tipo di “rivolte” atipiche e ben organizzate. La regia prima o poi verrà allo scoperto e temo che avremo brutte sorprese.

Posso anche solidarizzare con qualcuno che dice: “sono contro la violenza, ma la gente è stanca e finalmente ha deciso di protestare”. Ma mi duole dirvi che non è questo il caso. Qui c’è qualcosa di più. Qualcosa di molto più complesso che abbiamo tutti preso allegramente alla leggera.

Incrociamo le dita e speriamo che sia solo un brutto incubo e che duri ancora poche notti.

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