L’ora della terra

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=mE36CsVDV3k[/youtube]

Luci spente in tutto il mondo per la Terra. Milioni di persone, dalle isole Samoa nel Pacifico all’Empire State Building di New York, dalle 20.30 italiane un’ora al buio per richiamare l’attenzione sulla lotta al riscaldamento globale: sono migliaia le città che partecipano alla sesta edizione della mobilitazione globale per l’ora della terra (leggi tutto).

Anche “casa Axell” rigorosamente aderisce.

Share
Continue Reading

Il favo pieno di miele

miele

Di quel poco che ricordo delle due bio che ho letto su Steve Jobs recentemente, una prima e una dopo il fattaccio, non faccio altro che ricordare la frase citata da uno dei suoi biografi (non mi ricordo in quale dei due tomi, abbastanza inutili in realtà): “le persone non amano frequentare quelli che non sono felici” (o una cosa simile, ma il senso è quello).
Mi ronza nella testa in questi mesi in cui si alternano cose belle e cose meno belle su diversi fronti. Diciamo che quelle meno belle sono abbastanza dominanti.
Sicuramente per carattere sono portato a essere un po’ pessimista, forse perché quando prendo una sberla di solito la prendo sempre in pieno viso o perché cerco sempre di vedere il buono delle persone e le persone tendono sempre ad approfittarne. Non ho mai creduto alla legge delle giungla. Ho sempre creduto al rispetto degli altri, anche quando so che hanno torto o non la pensano come me. Non mi sono mai permesso in vita mia di non tenere in conto l’opinione altrui e ho sempre cercato il compromesso, anche perdendoci.
Non sono un puro, sono anche uno stronzo e so essere anche un grandissimo stronzo. Superbo e altezzoso, ma senza eccessi, in fondo sono un piemontese e queste cose noi non le facciamo. Magari siamo un po’ falsi e non la diciamo mai tutta fino in fondo, ma siamo contenuti e cortesi.

Tornando alla presunta frase di Steve Jobs non posso che pensare che sia vera. E’ sicuramente la confutazione di ogni sentimento di misericordia e compassione, ma è sicuramente una fedele fotografia della realtà. Confondiamo il momento di disagio e di malessere di una persona come un contagio, una malattia, uno stato permanente di sfiga e scappiamo, appena possiamo.

Non parlo dei poveri, dei malati e dei mendicanti. Quelli in qualche modo raccolgono – si spera – varie forme di compassione, spesso “istituzionalizzata” e “dovuta”. Parlo della vita di tutti i giorni, delle persone che ti sono vicine e condividono il tuo spazio, l’aria che respiri, i successi e gli insuccessi, la mela alle mensa o una birra al bar.

Le persone che non sono felici non vanno frequentate. Aspettiamo che si riprendano e poi si vedrà.
Le persone devono nascondere il loro malessere, indossare una bella maschera e giocare al teatro dell’umanità, quello in cui domina la freddezza e la sicurezza, la forza e l’esaltazione del maschio dominante.
Le debolezze sono contagiose, anche se temporanee. Le lamentele danno fastidio alle orecchie, una litania sempre uguale e da rifuggire come le frenata stridula e prolungata di un tram.

E chi non è felice ed è in difficoltà spesso prende ancora più botte, anche quando cerca un appoggio in chi ha sempre avuto vicino, trovando solo frasi di circostanza, a volte condite con un po’ di pacche sulle spalle e sorrisi d’ordinanza.

Se sei al top sei un favo pieno di miele, circondato da gente che saltella pretendendo la sua porzione.
Se sei down (anche solo per un breve periodo) sei un mucchio di merda che attira solo le mosche.

Dopo questa esperienza, spero a breve termine, il mio favo conterrà miele e anche un po’ di stricnina. Poca poca, ma abbastanza.

Share
Continue Reading

Un nuovo albero

alberopapa

Caro papà ti affidiamo questo albero perché cresca forte e sano.
La sua ombra sarà per noi come un tuo dolce abbraccio.
(in ricordo di Ezzelino Toso, 1930-2010).

 

Un grazie particolare alle belle persone della Divisione Verde Pubblico di Città di Torino, che permettono agli altri di realizzare i loro sogni.

 

Share
Continue Reading

Esistono anche gli altri

 

In questi giorni penso che dovrebbe essere un impegno di tutti, nella vita di tutti i giorni, pensare che non siamo dei Soli intorno a cui ruotano tutti gli altri. Nella famiglia, nel lavoro, nella politica, dovremmo iniziare a comportarci come esseri umani adulti. Capire, comprendere e ascoltare prima di tutto.  Il tempo c’è tutto. È un diritto/dovere a cui non ci si può sottrarre, è il confine che segna la differenza tra persone vere e persone false, tra chi ha nel cuore il bene di tutti e chi se ne fotte, pensando che esista solo la legge della jungla. Esiste il business, esiste la ricerca spasmodica di un “io” che fatica a emergere schiacciato dalle mille avversità.  Ai “dovrebbe essere così” ma non è. Ma esiste anche il pensiero positivo che il mio bene è anche quello degli altri e che nella jungla ci si perde, non si vincono le battaglie. Che una parola in più, se sincera, è sempre meglio di una in meno.

Eppure è difficile. Io sono il primo a procedere come uno schiacciasassi. La scusa è sempre la stessa: nessuno mi capisce, nessuno rispetta il  mio modo d’essere. E alla fine nessuno rispetta nessuno.

La ragazza con cane che ieri esponeva il cartello “abbiamo fame” in mezzo al mercato della Crocetta è solo una che “non ha voglia di muovere il culo, di lavorare”? Ma cosa sappiamo di lei? Qualcuno di noi ha mai davvero provato cosa vuol dire avere fame? Magari anche lei non lo ha mai provato davvero, ma il solo pensiero che sia vero mi blocca lo stomaco.

L’anziano che esce dal supermercato con il sacchettino di mele chi è? Qualcuno sa la sua storia? Avrà avuto una incredibile voglia di mele o semplicemente non ha la possibilità di comprare altro? Posso provare ad aiutarlo? Ma soprattutto, ci ho mai pensato?

Il collega in ufficio che chiede un favore è un rompiballe o solo qualcuno che pensa di non farcela da solo?

L’amico che ogni tanto scompare nel nulla è stato inghiottito dalla vita o semplicemente pensa che bastino gli auguri di Natale per tenere vivo un rapporto?

Invecchiando forse mi sto un po’ rincoglionendo, ma non ho voglia di pensare che gli altri siano satelliti nel mio personalissimo sistema solare. Allo stesso modo però non accetto di essere io stesso un satellite di altri.

Siamo tutti uguali e abbiamo il diritto / dovere di vivere la nostra vita, ma soprattutto di consentire agli altri di vivere bene la loro. Senza porre ostacoli, ascoltandoli, ricordandosi che a volte basta un sms con scritto “Come stai? Tutto bene?” per cambiare la giornata a un amico depresso, a un collega incasinato e confuso o a un genitore che rimane tutto il giorno da solo a pensare al bel tempo che fu e al domani nuvoloso e solitario.

Se siamo Soli soli dobbiamo pensare che il nostro universo sta veramente andando alla deriva.

Che spreco, che cosa inutile. Che incredibile stronzata.

Share
Continue Reading