I buoni propositi per il 2011

Scrivo qui delle cose che alla fine non farò mai, ma almeno le lascio ai posteri, per testimonianza (della mia pigrizia, incapacità e malafede). Intanto spero che questo 2010 orribile muoia da solo. Io cercherò di dimenticarlo, anche se sarà impossibile.

COSA VORREI FARE
Nel 2011…

– Vorrei vedere New York insieme a Cri e al piccolo (ma forse è troppo presto, aspettiamo i 40 anni?).
– Mi piacerebbe avere più tempo per leggere e per fare dello sport (in ogni caso il mio fisico e la mia mente sono già compromessi).
– Vorrei guadagnare di più (ma neanche tanto di più) e magari avere un lavoro “più stabile”, quello che ho ora è bellissimo e mi piace. molto, ma “più stabile” mi renderebbe “più stabile”…
– Sarebbe bello tornare a insegnare all’Università, mi manca… Gelmini o non Gelmini… (che poi alla fine c’entra poco).
– Vorrei passare più tempo con Cri e con Lorenzo (e rendere più felici entrambi).
– Mi piacerebbe appiccicarmi ad una nuova serie TV tipo LOST, ma non ‘ste ciofeche che stanno girando in questi mesi…
– Dovrei tornare a studiare e praticare un po’ l’inglese, il ciosoto e il materano…
– Bisogna tornare in terra natia e fare tante magnade de pesse…
– Mi piacerebbe fare un micro corso di fotografia (Mauri??)
– Non sarebbe male organizzare un Barcamp a Torino e dichiarare la fottuta morte dei blog…
– Andare a vedere il Toro (ma in serie A).

COSA VORREI NON FARE
Nel 2011

– Continuare a mangiarmi le unghie.
– Continuare a sfumacchiare.
– Perdere la pazienza ogni due giorni sulle scarse idee del mio partito.
– Pagare trooooppe tasse!
– Smettere di sognare.
– Perdere di vista gli amici solo per pigrizia.
– Il serial killer (ma se mi fate perdere la pazienza…).
– Ascoltare per intero un album di Lady Gaga.
– Vedere ancora in video, sui giornali o da qualsiasi parte il sig. Dott. Cavalier Silvio Berlusconi.

Un saluto a tutti. Da questo piccolo blog sempre meno aggiornato e sempre meno letto.
Buon 2011 a tutti. Di cuore.

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Schifo

vomito

Evidentemente quello che sta succedendo in Italia mi fa schifo.
Non mi fido più di questa nazione e dei suoi abitanti, qualunquisti che non si sa bene da che parte stiano, che pensano solo ai loro interessi.
La brava gente c’è, ma non si vede. Gli stronzi sono dappertutto, li individui con una battuta e capisci tante cose nel giro di uno sguardo, un salamelecco, un istante. Baristi, manager, assicuratori, veline, zoccole, venditori di fumo, personaggi da banchina dell’autobus. Brutta gente, c’è n’è tanta, troppa.
Il popolo degli inciucioni, degli “interessati”, ma soprattutto un popolo di gente che tende a voler fregare il prossimo, il tutto condito da un sano vittimismo tutto italiota e dal “così fan tutti”… con sfumature razziste e di ignoranza pura.
Io non so come reagire, se non chiudendomi a riccio.
Una risata vi seppellirà – forse.
Intanto l’unico scampolo di sorriso arriva sempre da qui. E meno male.

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Innovazioni tecnologiche

(Codice Edizioni sta preparando la versione italiana del libro di Kevin Kelly, What Technology Wants, e un mio collega, Enrico, mi anticipa una parte molto carina)

Un curioso aneddoto illustra bene l’influenza a lunghissimo termine determinata da scelte compiute in un lontano passato; un aneddoto che in realtà si è dimostrato vero. I comuni carri da trasporto degli antichi romani avevano lo stesso scartamento (la distanza tra le due ruote) dei carri da guerra imperiali, perché era più facile seguire i solchi che questi ultimi lasciavano lungo le strade. La dimensione dei carri imperiali, a sua volta, era stata scelta in base allo spazio occupato da due cavalli da guerra affiancati: questa dimensione corrisponde nel sistema di misurazione inglese a 4 piedi e 8,5 pollici (pari a 1,43 metri). Tutte le strade dell’impero romano alla fine seguirono questa specifica. Quando le legioni di Roma marciarono sulla Britannia, nelle lunghe strade che realizzarono, i carri tracciarono quindi solchi larghi esattamente 4 piedi e 8,5 pollici. Molti secoli dopo, gli inglesi che iniziarono a costruire le prime linee ferroviarie per carrozze trainate da cavalli applicarono per comodità la stessa larghezza che si era tramandata nel tempo. E quando iniziarono a costruire ferrovie con carrozze non più trainate da cavalli, fu del tutto naturale applicare alle sedi dei binari la medesima larghezza. In seguito, gli operai e gli ingegneri provenienti dalle isole britanniche che lavorarono alla realizzazione delle prime ferrovie nelle Americhe usarono gli stessi strumenti e soprattutto gli stessi standard a cui erano abituati. Ora facciamo un salto in avanti, fino allo Space Shuttle, le cui parti sono costruite in tutto il paese per essere poi assemblate in Florida. Poiché i due grossi propulsori a propellente solido che servono per il lancio devono essere spediti per ferrovia dallo Utah, e quella linea attraversa tunnel non molto più larghi della rotaia standard, anche i booster non possono avere un raggio di molto superiore a 4 piedi e 8,5 pollici. Quindi, ha concluso un buontempone di mia conoscenza, «una delle principali specifiche tecniche di progettazione di quello che a tutti gli effetti è uno dei sistemi di trasporto più avanzati al mondo è stata determinata più di duemila anni fa dalla larghezza del culo di due cavalli».

Kevin Kelly, “What Technology Wants” (Quel che vuole la tecnologia, Codice Edizioni, Febbraio 2011)

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