No mobile

gettoneOggi sono uscito dopo circa una decina di anni senza cellulare. L’ho dimenticato a casa.
Un giro di circa un’oretta a piedi, ma con l’ansia.
Mi sentivo senza un pezzo del mio corpo. La maledizione di McLuhan mi ha colpito. Inesorabilmente.

Eppure quando avevo 20 anni e non c’erano i cellulari andava tutto bene. Non si sentiva il bisogno di avere questo strano cordone ombelicale.

I telefoni si usavano solo per telefonare e neanche così spesso. Solo se ce n’era effettivamente bisogno. C’erano le cabine del telefono e c’era il gettone. Qualcuno si ricorda il gettone? Io sì, spesso te lo davano come resto e valeva 200 lire.
Quanto tempo ho passato dentro le cabine del telefono di Corso Montegrappa a telefonare ad amici e amiche? Spesso fuori c’era la coda, spesso c’era chi batteva sulla cabina, c’era chi sospirava talmente tanto da appannare i vetri delle cabine.

A volte mi chiedo come facevamo senza cellulare. Mi chiedo anche solo come fosse possibile fissare un appuntamento, in un posto, ad una determinata ora. Eppure… Era possibile, riuscivamo anche a incontrarci a distanza di chilometri.
Io sono uscito senza cellulare per un’ora e mi sono sentito “incompleto”.
Ma che roba. Da non crederci.

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Il Financial Times consiglia il Natale a Torino

Riporto articolo di oggi (fonte La Stampa).

Vedere il mondo con occhi diversi, riscoprire lo straordinario nell’ordinario, è un privilegio. Succede leggendo un articolo uscito ieri sul prestigioso mensile del Financial Times «How to spend it» che consiglia, per Natale, un fine settimana «di lusso» a Torino, la città «abbracciata da un orizzonte alpino, che sembra un ibrido tra Parigi e New York», nientemeno.

Rachel Spence racconta piazze, scorci, tesori architettonici che sfuggono ormai agli sguardi autoctoni. E allora, l’entusiasmo di Nietzsche per le piazze e gli edifici austeri riecheggia di fronte alla Consolata «una delle chiese più incantevoli d’Italia», alla leggerezza «evanescente» di Palazzo Madama, alla pianificazione urbana che non ha mai concesso nulla alla scuola del «disordine pittoresco» di molte altre città italiane. Fortunatamente, scrive la giornalista, le facciate solenni dei palazzi nascondono un’anima frivola e leggera. Quella che si esprime nella passione così sabauda per la cucina, gli aperitivi pantagruelici, il caffè e il cioccolato, da godersi nella città della cultura cinematografica e dell’arte. La città ossessionata dall’ordine e dal rigore si concede il lusso di dare uno strappo alle regole: «Con questa abitudine dell’aperitivo, durante il quale i banconi dei bar spariscono sotto montagne di stuzzichini, non c’è da stupirsi se i torinesi sono abituati a cenare tardi».

Tra un museo e una galleria d’arte è d’obbligo la pausa tramezzino da Mulassano, l’inventore di questi «sandwich triangolari ora adorati in tutta Italia» e al Caffè Torino di piazza San Carlo. Il banale rito del cappuccino si trasforma in poesia: «Nella città dove fare il caffè è considerata un’arte – scrive Rachel Spence – questo bar ne è il maestro: mentre mangiucchiate un pasticcino e sorseggiate il cappuccino, Piazza San Carlo, con i suoi portici e gli impeccabili tetti di mansarde, racchiude tutto il meglio del sereno barocco torinese».

Il fine settimana di lusso continua al Museo Egizio, la Fondazione Merz, il Museo Nazionale del Cinema ai tavoli delle Tre Galline, del Porto di Savona e della Linea Continua all’hotel Boston. Una sosta in una spa è d’obbligo, così come una puntatina al mercato di Porta Palazzo (che si trasforma in «Porto Palazzo») e in piazza Vittorio, a fare shopping. Tra i negozi chic citati dalla giornalista c’è Poncif, in piazza Vittorio dove «si comprava Dries Van Noten ben prima che diventasse famoso». Lo stile scelto dalle due proprietarie è «fashionable but not flashy», alla moda ma non vistoso, eccessivo. Sandra e Caterina, le titolari di Poncif, annuiscono, soddisfatte soprattutto per il risalto dato alla città: «In questo momento a Torino si sente molta energia. Dopo essere stata per decenni compressa dalla vocazione industriale, che più che vocazione era un’imposizione, ora le cose sono cambiate e chi ha qualcosa da dire non è costretto ad andare via. Una volta ci prendevano in giro per le nostre scelte inconsuete, quasi sottotono, sempre un po’ indietro. Poi si è scoperto che eravamo troppo avanti». Non poteva mancare dal giro turistico una sosta al Bicerin, il locale più citato nelle guide turistiche. Eppure la titolare, Maritè Costa, non ci ha ancora fatto l’abitudine: «Ogni volta che parlano di noi mi emoziono, mi prende il panico perché mi chiedo se si sono trovati bene. Sono consapevole che siamo famosi, proprio per questo mi viene l’ansia e cerco sempre di fare il possibile per non deludere le aspettative».

Sottoscrivo tutto. Vi aspetto per Natale nella nostra bellissima Turin.

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Straordinario vs ordinario

E’ straordinario.
Cosa è straordinario? E’ straordinario che spesso ci si accontenti della vita, di come è.
Non è normale. Ma è molto umano.
Non è neanche una cosa negativa, è una cosa straordinaria secondo il senso del termine.
Non ci si deve accontentare.
O ci si deve accontentare?
Dobbiamo far fede della nostra modestia o ci possiamo lanciare un po’ più in là senza la paura di cadere?
La routine, mia vecchia nemica, è una malattia che in parte mi consola.
Poi succedono le cose che non ti aspetti e conviene pensare che forse non è il momento di accontentarsi.
Bisogna osare. Bisogna andare fuori dal seminato.

Ma soprattutto non bisogna che sia qualcun altro a tracciare il tuo percorso.
Difficile. Ma bisogna provare.

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Priorità

A Luglio, verso la fine di Luglio la mia vita è cambiata. Ma questo lo sapete già.
Il problema, ma non è un vero problema, è che io non sapevo quanto sarebbe cambiata.
Ora inizio a capirlo. Ora so che la nascita di Lorenzo ha cambiato tutto e con tutto intendo “tutto”.
Le priorità si sono spostate, alcune cose sono completamente sparite e la mia attenzione (almeno per ora) è tutta per Lorenzo e Cristina.
Magari vi sembro esagerato, ma è proprio così.
Il lavoro è passato in secondo piano, gli amici ci sono, ma si vedono di meno, gli hobby e le abitudini si sono posizionate in stand by da sole. Tutto questo sposta di molto gli equilibri di una persona e io con gli equilibri ho sempre fatto a botte.
Io avevo il lavoro in cima a tutto e ora, non dico di averlo messo in fondo, ma è un “di cui”. Al primo posto c’è il benessere di quel frugoletto che in questo esatto istante mi sta guardando curioso dalla sua sdraietta.
Lo so, questa infatuazione prima o poi passa. A tutto si fa un’abitudine. E’ solo un momento di transizione. Lo so lo so lo so… Ma si sono spostati degli equilibri e questo mi fa riflettere come non mai.
Mi sembra di essere entrato in una seconda fase della mia vita, forse è così o forse sto solo esagerando.
In ogni caso ora devo smettere… Lui si lamenta, il blog può attendere, Lorenzo no. A presto.

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Pensieri e domande (brevi)

Fini
Come mai Fini parla di Berlusconi come di un “Monarca assoluto” e Silvio (o Fede) non lo denuncia?

Influenza A
Come mai se l’influenza H1N1 non è pericolosa continuano a parlarne tutti?

Crocifissi
Come mai un simbolo cattolico dovrebbe essere affisso in locali pubblici italiani? E non lo stemma della Repubblica o, che so, la copertina della Divina Commedia (e me lo chiedo da Cattolico semi-praticante)?

Tivudigitaleterrestre
Noto con enorme stupore che esiste Quartarete TV +1 (un’ora prima) e che Motori TV ha 5 canali… Chi cazzo guarda ‘sta roba?

Libri
Ho comprato l’ultimo libro di Dan Brows, il Simbolo Perduto… L’illuminato autore avrà nel frattempo imparato a scrivere?

UP
Ma come mai metà dei miei amici che l’hanno visto dicono che fa schifo e l’altra metà che fa piangere ed è bellissimo? O divinazione o stroncatura? Per un cartoon mi sembra eccessivo.

Calcio
Forza Napoli!!! (ehm)

Realismo
Questa mattina alla FNAC ho incontrato un tizio bindo, l’ho incontrato e mi sono detto, “ma io questo lo conosco!”. Solo che era talmente uguale a Nedved che alla fine quasi lo confondevo con Nedved.

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