Il mio adorato Sindaco vuole incatenarsi (metaforicamente) ai cancelli della Motorola che chiude. Crisi.
Il rinomato e nuovissimo centro di ricerca della multinazionale dell’Illinois dopo aver ricevuto 11 milioni di finanziamenti pubblici, e uno spazio fisico autorevole della Torino post industriale, chiude. Tutti a casa.
Io dico che possiamo anche incatenarci ai cancelli delle imprese che chiudono, ma forse è arrivato il momento di “incatenare” i manager che consentono a tante aziende, a volte inspiegabilmente, di chiudere.
Non è il caso di Motorola, ma molte aziende allo sfascio vedono i loro manager allontanarsi dai campi di battaglia con liquidazioni galattiche e nessuna punizione.
Il capitalismo è una cosa strana. Premia sempre i furbi e i loro amici.
In tutte le parti del mondo.
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nov
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Caro Andrea,
ma tu sai lì dentro cosa producono di interessante? Tu che sei “addentro alle segrete cose” magari ci puoi illuminare. Dal loro sito leggo:
“A Torino dal 2000 ha sede il Centro di Ricerca e Sviluppo Motorola nato nel 1999 e parte di un ampio network di centri R&D nel mondo che solo in Europa conta 22 centri (UK, Danimarca, Irlanda, Israele, Italia, Polonia, Russia, Repubblica Ceca, Spagna, Germania, Francia e Romania).
Torino è oggi uno dei principali Centri di Eccellenza Motorola Inc. per la Region EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), dedicati allo sviluppo di attività focalizzate alla progettazione di hardware per i telefoni cellulari, software per tutti i settori in cui opera Motorola , di nuove tecnologie e di test di interoperabilità.
Il Centro di Ricerca e Sviluppo di Torino è anche parte attiva del polo di Information Communication Tecnology voluto e sviluppato dalla Regione Piemonte e dalla città di Torino. Sono molto importanti le relazioni tra il centro Motorola e il Politecnico di Torino: ogni anno vengono date opportunità agli studenti del Politecnico di utilizzare le strutture del centro per redigere progetti di laurea e ricerche.
Inoltre il Centro di Ricerca e Sviluppo Motorola attraverso la fondazione Torino Wireless, di cui Motorola è socia attiva, fornisce la propria esperienza e i propri mezzi per valorizzare le risorse dell’area e sviluppare nuove tecnologie.”
Io sono un semplice e non capisco, ma con tutte ‘ste meraviglie e Torino Wireless che produce bellissimi progetti, non siamo riusciti ad avere a Torino una wi-fi decente e gratuita per tutti i cittadini?
Ad maiora!
15 novembre 2008 alle 16:59 |
Paolo non so nel dettaglio che cosa studiava il lab di Motorola, a quanto mi dicono da lì sono usciti protocolli e altri software di valore e utilizzati per il business del colosso americano (che non amo molto, ma questo conta poco).
Per la cosa del wireless in città non credo dipenda da Motorola e neanche da Torino Wireless, ma da una gestione abbastanza “stupida” delle reti wifi in Italia e non solo a Torino.
Abbiamo anche una normativa piuttosto “castrante”… che nessuno sta modificando o ha intenzione di modificare.
Mi sembra che le cose che dici c’entrino poco.
Le ricadute sul territorio sono di altro tipo.
Si voleva un centro di eccellenza Motorola e lo si è messo in piedi. Si voleva la Microsoft e in qualche modo la cosa si è arenata (credo). Abbiamo un pezzo del Poli che è stato dato a GM Powertrain (nuova ala del Poli)… Mi sembra che la politica fosse corretta. I risultati anche in termine di occupazione ci sono stati.
Ora una scelta avventata ridicolizza politiche corrette e lasciano tutti con l’amaro in bocca.
Con 11 milioni di euro forse si poteva dar vita a qualcosa di “piemontese” … forse.
16 novembre 2008 alle 01:03 |
Produrre producevano…telefoni dai prototipi in legno alla messa in piedi dei diversi software per i diversi operatori del mondo. Fino a 3 settimane gli dicevano che erano i migliori e ora li buttano…Ho il dente un po’ avvelenato, il mio fidanzato lavora (lavorava) lì.
16 novembre 2008 alle 20:18 |
Ti correggo: il capitalismo all’italiana è una cosa strana.
Il capitalismo all’americana vuol dire che i capi delle aziende che falliscono per bancarotta vanno in carcere, come i criminali comuni che sono.
17 novembre 2008 alle 10:35 |