25 Luglio 2007

Viva Mussi

Mi sta sulle balle il piccoletto, ma ’sta volta è stato un grande, il piccoletto.
Mussi non approva laurea ad honorem per la figlia di Ligresti (dopo la consegna).

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Commenti per questo post

3 commenti per “Viva Mussi”

  1. distretto71 il 25 Luglio 2007 15:06
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    Concordo, su entrambe le affermazioni: e lo dico dopo aver, tanto anni fa, passato 6 (sei, assolutamente six) anni alle dipendenze del famigerato Salvatore… Brrrrr

  2. Edm il 25 Luglio 2007 21:33
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    Bene, vi consiglio allora di documentarvi su quanto sta avvenendo nella cosiddetta area Borsetto, compresa fra i comuni di Borgaro, Settimo e Torino:
    http://www.nuovasocieta.it/2007/07/11/aree-borsetto-la-societa-immobiliare-alza-la-posta/

    Opporsi un dovere civile e mi auguro che attorno a questa istanza si formi un forte movimento di cittadini: non abbiamo bisogno di costruire nei laghetti della Falchera, bensì di riqualificare Barriera di Milano prima che imploda completamente su stessa, soffocata da un disagio sociale che è già chiaramente visibile anche a occchio nudo.

    “Il regime immobiliare capitalistico italiano è stato ed è condizionato negativamente in modo determinante dalla rendita fondiaria urbana. Un fenomeno, questo, più accentuato che negli altri paesi europei con un’analoga concezione giuridico-economica basata sulla proprietà privata degli immobili. Un condizionamento che, fin dal primo dopoguerra, ha accentuato i caratteri speculativi dello stesso regime immobiliare, a tutto svantaggio di quelli produttivi, determinando, alla lunga, le condizioni di invivibilità, di degrado che hanno contraddistinto il nostro sviluppo urbano e l’attuale condizione di generale inefficienza, che penalizza l’economia nel suo insieme e toglie competitività alla città. Insomma, sin dal primo periodo della ricostruzione post-bellica, il regime immobiliare italiano ha privilegiato la massima raccolta immediata di rendita urbana, il massimo guadagno nel più breve tempo possibile (e in questo senso è stato definito ’speculativo’), piuttosto che sviluppare capacità imprenditoriali che garantissero vantaggi economici e produttivi più solidi e generalizzati per tutti (secondo un approccio definito ‘produttivo’)”. (Oliva, Federico, “L’uso del suolo: scarsità indotta e rendita”, in Barca, Fabrizio (a cura di), Storia del capitalismo italiano, Roma, Donzelli Editore, 1997, p. 545).

    http://www.talkingaboutitaly.blogspot.com/

  3. Marco il 26 Luglio 2007 11:13
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    il “marchettone” dell’università di torino è stato più squallido che mai.
    se davvero si volesse ricnoscere un titolo a qualcuno dovrebbe essere un qualcuno come l’indimenticabile “tota germana”, quella vecchietta che in via po gestì per decenni la cartoleria più antica di torino, oggi un semplice, anonimo, negozio di ceramiche.

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